|
|
|
|
LE FRATTURE DEL PIATTO TIBIALE NEL PEDONE: TRATTAMENTO COMBINATO: OSTEOSINTESI ED ARTROSCOPIA. F.
Amato, G. Minelli, L. Bonanni (*).
PREMESSA
Le fratture del piatto tibiale nel pedone sono rappresentate dalle cosiddette fratture "da paraurti" e si verificano quando un pedone, investito da un’automobile, viene colpito sul lato esterno della gamba. La brusca deviazione in valgo del ginocchio, associata spesso a forze compressive e rotatorie, determina la frattura del piatto tibiale esterno. Dall’analisi della letteratura si evidenzia l’elevata incidenza della frattura del piatto tibiale "da paraurti": addirittura Hohl la riscontrò nel 52% dei 900 casi indagati (4, 6, 8); a conferma di ciò risulta altrettanto evidente, dalla varie casistiche, come la frattura del piatto tibiale laterale (a confronto con le fratture mediali e con le bicondiloidee) sia quella più frequente (e la frattura "da paraurti" è frattura del piatto tibiale laterale!) (7, 8).
INTRODUZIONE
Gli obiettivi da perseguire nel trattamento di queste lesioni sono: la ricostruzione anatomica della superficie articolare e la stabilizzazione della frattura per consentire una rapida mobilizzazione. Il trattamento artroscopicamente assistito di queste fratture permette di valutare accuratamente le lesioni ossee e di controllarne visivamente l’avvenuta riduzione; permette inoltre di effettuare un accurato bilancio intraarticolare e di trattare le eventuali lesioni associate. Tutto ciò evitando ampie artrotomie con conseguente precoce mobilizzazione articolare e diminuzione delle rigidità post-operatorie (1, 2, 5). Le indicazioni al trattamento artroscopico comprendono i tipi I, II e III della classificazione di Hohl ed il tipo IV in cui la depressione del piatto tibiale non sia particolarmente accentuata (3); devono essere escluse le fratture di tipo V, comminute, in cui maggiore è il rischio di insorgenza di una sindrome compartimentale dovuta allo stravaso di liquido di distensione articolare nelle logge della gamba.
MATERIALE E METODO
Dal luglio 1994 al luglio 1995 abbiamo trattato con questa metodica, artroscopicamente assistita, 10 casi di fratture di piatto tibiale "da paraurti". Tutte le fratture hanno interessato l’emipiatto tibiale esterno e, secondo la classificazione di Hohl, 3 fratture appartenevano al tipo I, 4 al tipo II, 2 al tipo III ed 1 al tipo IV. L’artroscopia ha consentito di valutare accuratamente la dislocazione dei frammenti di frattura mediante palpatore e di effettuare un completo bilancio intraarticolare indagando le possibili altre lesioni associate; si è provveduto quindi a sollevare eventuali affossamenti di porzioni di piatto tibiale facendo uso di elevatori e a fissare la riduzione così ottenuta, e verificata artroscopicamente, con 1 o 2 viti cannulate introdotte sotto controllo amplioscopico. Il trattamento post-operatorio ha previsto l’immobilizzazione in doccia gessata e la mobilizzazione passiva continua, dalla quarta giornata (nei tipi I e II), e dopo tra settimane (nei tipi III e IV). Il carico sfiorante è stato concesso dopo 10 settimane.
RISULTATI
Tutti i pazienti hanno ottenuto un valido risultato radiologico con mantenimento della riduzione ottenuta a distanza di tempo (follow-up: da 7 a 18 mesi). Il recupero funzionale è stato completo nei casi appartenenti al I ed al II tipo di Hohl, mentre nei casi appartenenti al III e IV tipo è residuata una limitazione dell’articolarità del ginocchio in flessione variabile tra i 10 ed i 20 gradi.
CONCLUSIONI
Il trattamento delle fratture di piatto tibiale artroscopicamente assistito consente di ottenere validi risultati clinici e radiografici evitando ampie esposizioni articolari e riducendo inoltre il tempo di immobilizzazione e quello di ospedalizzazione. E’ importante però che l’indicazione sia corretta: devono essere escluse le fratture comminute in cui maggiore è il rischio di sindromi compartimentali.
BIBLIOGRAFIA
1.
Fowble C.D., Zimmer J.W., et al.: The role of arthroscopy in the assessment and
treatment of tibial plateau fractures. 2.
Guanche C.A., Markman A.W.: Arthroscopic management of tibial plateau fractures. 3.
Hohl M.: Tibial condylar fractures. 4.
Hohl M., Larsan R.L.: Fractures and dislocations of the knee. p. 1131. 5.
Magi M., Branca A., et al.: L’artroscopia come mezzo di diagnosi e cura nelle
fratture articolari di ginocchio. 6.
Porter B.B.: Crush fractures of the lateral tibial table. Factors influencing
the prognosis. 7.
Rasmussen P.S.: Tybial condylar fractures: impairment of knee joint stability as
an indication for surgical treatment. 8.
Roberts J.M.: Fractures of the condyles of the tibia. An anatomical and clinical
end-result study of 100 cases.
|
Affiliata
Patrocinio Partners
|
|
Sito ottimizzato per IE 6, video 800x600 Per informazioni contattare la Segreteria: tel. (+39) 06/49982324 oppure 06/49982399; Fax (+39) 06/49982553. L' e-mail è |