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KIT "First response"
Una proposta della SOC.I.TRA.S. emersa durante il Seminario/Conferenza
del 1° aprile 2004 "L'incidente non è fatalità": un kit di
"primo soccorso" realmente utile e composto con "attenzione da
medico", ben diverso da quelli finora in commercio e che hanno componenti
(cerottini, fialetta di acqua ossigenata, bendina elastica ...) del tutto
inutili in caso di incidente . Così ne parla la stampa:
15 aprile 2004 pag. 19
L'IDEA DELLA SOCIETA' ITALIANA DI TRAUMATOLOGIA II kit che salva la vitaVenticinque euro per un kit salvavita. «Basterebbe
ad evitare il 20 per cento delle
vittime della strada». La proposta è di Andrea Costanzo, associato di Ortopedia
alla Sapienza di Roma e vicepresidente della neonata Società italiana di
medicina dei trasporti (Socimet), intervenuto al primo congresso nazionale che
si è svolto a Napoli. Drammatica l'analisi sui morti per incidenti stradali.
«Abbiamo stilato una statistica su 15 mila incidenti sul territorio nazionale»,
spiega, «estrapolando i più gravi si arriva al sette per cento. Se in ogni auto
ci fosse un piccolo kit di pronto intervento si salverebbero molte vite. Oggi
la più veloce delle ambulanze arriva dopo cinque minuti. Spesso fatali». In
ogni auto, un kit con collare
cervicale, maschera facciale per la respirazione bocca a bocca, lenzuolo
isotermico per evitare la dispersione di calore (sigillato, è minuscolo), un
telo sterile per tamponare le ferite emorragiche, e un paio di guanti in latex
che tutelerebbero da infezioni e contagi. Sottolinea lo specialista: «In molti
casi i traumatizzati muoiono perché chi interviene non ha strumenti adatti o
non è in grado di bloccare l'emorragia». Quello del kit è ovviamente un punto, poi
occorre formazione e informazione. «Chi si trova davanti ad una vittima della
strada dovrebbe sapere cosa fare e, soprattutto, cosa non fare. Dovremmo
insegnare le norme da seguire nei minuti che precedono l'ambulanza». La
Socitras, Società italiana di Traumatologia della Strada (www.socitras.org), si
è fatta promotrice (Imola) di corsi di otto ore al giorno indirizzati innanzi
tutto ai vigili urbani, visto che la mortalità più elevata si registra in
città. Altro aspetto: l'ergonomia della guida. Continua Costanzo: «Al volante
bisognerebbe mettersi nelle migliori condizioni possibili e le case
automobilistiche si dovrebbero adeguare». Una sezione del convegno ha esaminato le patologie cardiologiche che possono colpire per strada e all’improvviso. I più a rischio sono i soggetti affetti da cardiopatia ma, come avverte Nicola Mininni, direttore Cardiologia del Monaldi di Napoli, diventano anche i più tutelati: «I portatori di devices hanno un'incidenza di mortalità inferiore a quelli che pensano di essere sani. Con due presidi, il defibrillatore automatico associato al resincronizzatore biventricolare, è possibile salvare la vita anche di coloro che soffrono di cardiopatia dilatativa. E possono essere reintegrati alla guida». (giuseppe del bello) |
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